Rio, ecco come l’Islam costringe a giocare le atlete: tedesche in bikini, egiziane coperte e velate/FOTO

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Della – combattutissima – partita di beach volley che ha visto contrapporsi la Germania e l’Egitto, – stranamente – non è rimasto il risultato.

Sì, perché tutti – ma proprio tutti, dai bevitori di birra agli sgranocchiatori di snacks – sugli spalti dello stadio a Copacabana beach si sono fermati a pensare (almeno per un attimo) alla curiosa metafora sportiva che si andava delineando proprio sotto ai loro occhi. In una metà-campo, le giocatrici dell’Egitto, in vestiti lunghi e hijab. Nell’altra, le tedesche, in comodi bikini. La differenza stridente tra le due culture – due modi di pensare (credenze, identità, origini) diverse – era quanto mai lampante.

Gli opinionisti e i commentatori si lanciati nell’esprimere i commenti più variegati. Per alcuni, la rete simboleggia il punto d’incontro – di dialogo – tra Oriente e Occidente: benché le due culture siano diametralmente differenti, sabbia e palla costituiscono un ponte che può favorire il contatto. Per altri, la rete divide: e così i campi sono realtà a sé stanti, due mondi in cui lo scambio culturale non è contemplato. Anzi, ogniqualvolta si provi a sconfinare nell’altra metà-campo, si viene puniti per “invasione”.

Non sta a nessuno stabilire quale interpretazione abbia ragione. La realtà è ben più complicata di una partita di beach volley, dopotutto. Forse, dovremmo solo attenerci al risultato. Ebbene, il match è stato vinto dalle tedesche. Per 2 set a 0.

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