Decapitati, squartati vivi, bruciati. Rivolta in carcere: è il massacro più brutale di sempre / Guarda

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È di almeno 60 morti il bilancio del massacro nel carcere Anísio Jobim di Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, nel nord del Brasile, teatro di uno scontro tra fazioni rivali nella notte tra domenica e lunedì. Oltre 17 ore di violenze che hanno portato a una vera e propria mattanza, con detenuti decapitati e lanciati fuori dalle finestre, mutilazioni e squartamenti, stando ai testimoni. Dodici agenti sono stati presi in ostaggio per diverse ore e solo grazie alla mediazione di alcuni rappresentanti di gruppi per i diritti umani sono stati liberati. In ostaggio anche 74 carcerati, alcuni dei quali sono stati rilasciati, altri uccisi. Poco prima della rivolta, una novantina di detenuti ha tentato la fuga da
un penitenziario vicino, ma circa la metà è stata presto ricatturata.

All’origine delle violenze che hanno portato, secondo il segretario alla Pubblica sicurezza di Amazonas Sergio Fontes, al “peggiore massacro del sistema carcerario nella storia dello Stato”, c’è stato lo scontro tra due fazioni rivali. Da una parte l’organizzazione criminale Familia do Norte (Fdn), molto forte nello Stato di Amazonas e alleata del potente Comando Vermelho (Cv), che ha base a Rio de Janeiro. Dall’altra il Primer Comando de la Capital (Pcc), con base a San Paolo. Una situazione aggravata dal sovraffollamento del carcere. L’Anísio Jobim attualmente ospita 2.230 detenuti, a fronte di una capacità di 590.

Secondo le ricostruzioni, sembra che a lanciare l’attacco siano stati i membri della Familia do Norte (Fdn), contro i rivali del Primer Comando de la Capital. Lo stesso segretario Fontes ha spiegato che “ci sono stati morti solo da una parte” e che si è
trattato di “un nuovo capitolo della guerra silenziosa” del narcotraffico. Una situazione che, a suo dire, gli Stati non possono affrontare da soli. La tregua tra il Pcc e il potente Comando Vermelho si è rotta lo scorso anno, dopo alcune stagioni di tranquillità, portando a numerosi scontri in carcere tra bande.

Il massacro di Manaus è stato il peggiore negli ultimi anni in Brasile, Paese che però già in passato è stato teatro di episodi simili. Nel 1992, una rivolta nel carcere di Carandiru, nello Stato di San Paolo, provocò la morte di 111 detenuti, uccisi per lo più dalle forze di sicurezza. Tra il 12 e il 16 maggio del 2006, invece, a morire furono 133 persone, sempre nello Stato di San Paolo, in seguito a una serie di attacchi a commissariati e rivolte simultanee in 80 prigioni, ordinate dal Primer Comando de la Capital.

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